Author:   Jérôme Camus  
Posted: 28/1/00; 6:14:18 AM
Topic: Vele
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Sails


Most of us have come across a group of persons who sail. And walk away with an utter awe at the use of otherwise unitelligeable technical terms. This form of code is what characterises seamanship and binds together the family of sailors.

The most frequent terms on hears are mainsail and jib. Most can associate these names with the two sails found on most pleasure boats; but not always with certainty which sail is aft (behind) and which is forward
.

The mainsail is aft, while the jib is the one at the front of the boat. Both have many common components:

Clew
This is the point where a sheet is inserted and then fixed to the sail with a bowline upon the bight.
Throat
The point to which the throat halyard (a rope) is attached, which serves the purpose of raising the sail.
Tack
Liberally defined this is the part of the sail that is immobile.

The three sides of the mainsail have distinct names. The part attached to the boom is the foot, while that attached to the mast is the luff. The last and final side - the leech - is the one which defines which type of sail is being used.

The mainsail's leech also incorporates a bolt-rope which is attached between the boom and the mast.

Along the leech, one can notice pockets, where battens (long sticks of plastic or wood) are inserted in order to the latter part of the sail more rigid and improve aero dynamics.

The forward sail, or jib, is fixed to the fore stay. The side of the sail between the throat and tack is called leech. The apron is the third and final side, found between the clew and tack. Most modern sailboats have a machanism that allow you to roll the sail away, rather than folding them when the day's sailing is over.

   

Le vele


È capitato a tutti, o quasi, di trovarsi nel mezzo di un colloquio fra due o più persone che praticano vela e di percepire termini tecnici incomprensibili rimanendo colpiti dalla perfetta intesa che si viene a creare fra i due interlocutori proprio grazie al loro codice. È quest'ultimo, insieme ad altri importanti aspetti che caratterizzano l'intero mondo della barca a vela naturalmente, a rendere il popolo dei velisti così unito.

I due termini che capita più frequentemente di ascoltare sono randa e fiocco. Quasi tutti associano a questi due nomi quelli delle due vele presenti su una comune barca a vela da diporto, ma, spesso, non si è in grado di attribuire con certezza alla vela di prua (davanti) il nome corretto confondendolo spesso con la vela di poppa (di dietro).

In poche righe chiariamo subito che la randa è la vela di poppa, mentre il fiocco si trova a prua. Le due vele hanno molti elementi in comune:

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Punto di scotta
Come dice il nome stesso è il punto dove viene annodata la scotta che viene fatta passare all'interno di una bugna e poi fissata alla vela per mezzo di una gassa d'amante.
Punto di penna
È il punto dove viene fissata la drizza con la quale è possibile issare la vela.
Punto di mura
Si può definire, con una certa libertà, il punto fisso della vela.


I tre lati della randa sono distinti ciascuno da nomi differenti: la parte solidale con il boma si definisce base, mentre quella che corre lungo l'albero si chiame caduta il terzo e ultimo lato viene denominato balumina; è il lato che definisce il taglio della vela e in un certo senso la caratterizza.

La randa è progettata anche con una relinga che non è altro che un cavo fissato lungo la caduta e la base della vela che viene inferito nelle apposite canale poste sull'albero e sul boma.

Lungo la balumina sono visibili delle tasche che permettono di alloggiare delle stecche di plastica o di legno che, irrigidendo la parte terminale della vela, ne migliorano l'aerodinamica.

La vela di prua, o fiocco, presenta una parte ingarrocciata allo strallo di prua che viene denominata gratile. Il lato della vela delimitato dai punti di drizza e di scotta è definito balumina. Il grembiule è il terzo e ultimo lato compreso fra i punti di mura e di scotta. Le vele di prua di alcune barche moderne e comode sono dotate anche di un avvolgifiocco che, come dice il nome evita quel noioso lavoro di piegatura delle vele a fine giornata.

   

Les voiles


Il vous est certainement arrivé d'être au beau milieu d'un groupe de navigateurs et d'être estomaqué par leur maîtrise d'un langage qui vous paraît être du chinois. C'est ce code qui caractérise le milieu marin et soude la famille de navigateurs.

Les deux termes que l'on rencontre le plus souvent sont la grande voile et le foc, soit les voiles que nous retrouvons sur la plupart des bateaux de plaisance. Mais l'on n'est pas toujours certain laquelle se trouve en proue (à l'avant) ou en poupe (derrière)

En bref, la grande voile est en poupe, alors que le foc est celui placé à l'avant du voilier. Les deux ont des éléments en commun:

Point d'écoute
Le point où est fixée une écoute qui est ensuite fixée à la voile par l'entremise d'une bouline.
Point de drisse
Le lieu où est fixée une corde - la drisse, qui sert à hisser la voile.
Point d'armure
En soi, c'est le point immobilisé de la voile.


Les trois côtés de la grande voile portent des noms. La partie fixée à la bôme s'appelle la bordure et celle attachée au mât, le guindant. Le dernier côté de la voile - la chute - est celle qui caractérise le type de voile employé.


La chute de la grande voile incorpore aussi une ralingue (une corde) qui est attachée aux extrémités au mât et à la bôme.

Le long de la chute on retrouve des poches - ou goussets, où l'in insère des lattes de bois ou de plastique afin de rigidifier la voile et en améliorer l'aérodynamique.

La voile de proue, ou foc, présente une partie fixée à l'étai avant. Les côtés de la voile délimités par des points de drisse et d'écoute portent le nom chute. La contre-étrave est les troisième et dernier côté compris entre les points d'amures et d'écoute. Les voiles de proue de certains bateaux modernes possèdent un enrouleur de foc qui évite le travail fastidieux qui consiste à plier les voiles en fin de journée.